Gli stateri di Tito Quinzio Flaminino
Roma - Repubblica
Autori: Marco Didò, Stefania Tommasone

Dopo queste prime emissioni, a Roma non furono più coniate monete d'oro per circa un secolo e mezzo. Agli inizi del II secolo a. C. si pone però l'emissione di rarissimi stateri di produzione greca (Corinto? Calchis?), battuti a nome di Tito Quinzio Flaminino, il generale romano che sconfisse Filippo V di Macedonia a Cinoscefale nel 197 a. C. e l'anno dopo proclamò a Corinto la libertà della Grecia.

Si tratta dunque di monete con caratteristiche greche per la lega utilizzata, per la pondometria di standard attico (gr 8,50 ca.) e per l'iconografia, che raffigura sul diritto il ritratto di un uomo vivente, ossia lo stesso Flaminino, in analogia con la monetazione dei sovrani ellenistici, e sul rovescio una Nike incoronante, che richiama il soggetto degli stateri aurei di Alessandro Magno.

La serie è conosciuta solo in pochissimi esemplari, rispetto alle decine di migliaia che ne sarebbero stati coniati, secondo i calcoli che si possono fare in base al numero di conii utilizzati per la sua fabbricazione. Tale difformità sarebbe dovuta, secondo alcuni studiosi, ad un ritiro dalla circolazione degli stateri, decretata dal Senato romano, che avrebbe malvisto la celebrazione su una moneta di un uomo romano ancora in vita.



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Statere di T. Quizio Flaminino
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