Da Silla a Cesare
Roma - Repubblica
Autori: Marco Didò, Stefania Tommasone

L'emissione di monete romane in oro riprende in epoca sillana, con esemplari coniati però fuori Roma, battuti a 1/30 di libra romana (= gr. 10,8), abbandonando dunque ogni riferimento all'asse. Questa nuova moneta è detta denarius aureus, o più semplicemente aureus. Già a partire da Pompeo il peso dell'aureo si riduce ad 1/36 di libra (= gr 9) e con Cesare si abbassa a 1/38, per poi stabilizzarsi ad 1/40 (= gr 8,1), peso che mantiene fino al principato di Augusto. Accanto all'unità, è prevista la coniazione anche di una frazione, ossia il quinarius aureus, ma la sua emissione è del tutto sporadica. Il titolo dell'aureo repubblicano risulta sempre purissimo, con l'eccezione delle prime coniazioni.
Pur mantenendo un carattere di eccezionalità, le emissioni auree diventano più frequenti ed abbondanti con Giulio Cesare, grazie anche alla grande quantità di metallo nobile che egli ottiene in seguito alla campagna in Gallia. I soggetti e le scritte delle monete sono ormai incentrati sulla celebrazione delle grandi personalità di questa fase della storia di Roma e sulle loro gesta. Cesare riceve anzi dal Senato, non molto prima di essere assassinato, il diritto di porre il proprio ritratto sulle monete, rompendo un pregiudizio fortissimo nella mentalità romana. Suoi ritratti monetali non compaiono, però, mai sugli aurei a lui contemporanei, ma solo su esemplari in argento.

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Aureo di Silla

Aureo di Cesare

Aureo di Cesare
e L. Planco

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