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L'età classica
GRECIA
Autore: Mariangela Piziali

Dall'Asia Minore l'uso della moneta si diffonde nella Grecia continentale. In età arcaica e classica il metallo maggiormente utilizzato dalle numerose zecche attive è, però, l'argento. L'oro, estratto dalle miniere di Lampsaco, Cizico, Abido, della Macedonia e della Tracia, è invece coniato molto sporadicamente, per lo più in caso di necessità, come avviene ad Atene negli ultimissimi anni del V secolo. Nelle fasi finali della guerra del Peloponneso, che oppose la città a Sparta e ai suoi alleati, a seguito dell'occupazione dell'Attica, Atene si trovò infatti nell'impossibilità di accedere alle miniere d'argento del Laurion. Pertanto, nel 406 a. C. ca., si vide costretta a ricorrere alle proprie riserve di metallo, per approntare nuove monete. Furono fuse anche le sette statue di Nikai consacrate ad Atena sull'Acropoli, ricoperte d'oro. In tale metallo furono coniati stateri del valore di sei tetradrammi d'argento, con frazioni dalla dracma all'emiobolo.

Emissioni in oro di zecche siciliane, come Akragas e Kamarina, invece, sono state poste in relazione con momenti di difficoltà vissuti dalle due città, nel corso del conflitto con Cartagine alla fine del V secolo a. C.

Diversa è la situazione in Asia Minore, dove il metallo giallo è più abbondante: durante la prima metà del IV secolo a. C. sono pertanto emesse regolarmente delle serie in oro di standard persiano, da parte di alcune città come Lampsaco, Teos e Clazomene.



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Diobolo di Akragas
Diobolo di Akragas

Statere di Atene

Diobolo di Kamarina

Statere di Lampsaco


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