Glossario


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Aggiogati: Detto di due busti o di due teste raffigurati sulle monete di profilo, uno sovrapposto all'altro, con una minima sporgenza di quello collocato in secondo piano.

Aegae (Vergina, Macedonia): La più antica sede dei re macedoni e loro luogo di sepoltura.

Alexandria (Alessandria, Egitto): La zecca egiziana produce fino quasi al termine del III secolo monetazione provinciale, in mistura e in bronzo. Nel 293/296 d. C., a seguito della riforma di Diocleziano, inizia a coniare moneta imperiale: in età tetrarchica è scarsamente attiva nella produzione dell'oro, sospesa già nel 313 d. C. Il marchio utilizzato sulle monete auree è ALE, con la occasionale indicazione del numero di officina nel campo monetale, tramite numerali greci.

Ammone: Divinità egiziana, assimilata al dio Sole, identificata dai Greci con Zeus. Il suo oracolo, che aveva sede nell'oasi di Siwa, era fra i più famosi dell'antichità. Venne visitato anche da Alessandro Magno nel 332 a. C.: in tale occasione i sacerdoti di Ammone proclamarono il sovrano macedone figlio del dio.

Amphipolis: Città della Tracia, fondata dagli Ateniesi durante la guerra del Peloponneso. Nel 357 fu occupata dai Macedoni e nel 168 dai Romani, che ne fecero la capitale della provincia di Macedonia.

Anepigrafe: Privo di scritte.

Aniconico: Privo di immagini.

Antiochia (Antakya, Turchia): La zecca svolge un'attività del tutto sporadica nei primi tre secoli dell'impero, a parte l'abbondante coniazione di monetazione provinciale in bronzo. La produzione di monete d'oro inizia già nel III d. C. e si intensifica dopo la riforma di Diocleziano del 284, perdurando fino all'età di Zenone (471-496 d. C.). Utilizza nel tempo vari contrassegni: ANT, SM (= Sacra Moneta) A; SMANT; ANTOB (= OBryziacus). Il numero dell'officina è espresso tramite numerali greci, da 1 a 10 (A-I).

Antoniniano (antoninianus): Moneta a basso contenuto d'argento, introdotta dall'imperatore Marco Aurelio Antonino, ossia Caracalla, da cui prende il nome, nel 215 d. C. Il suo valore è probabilmente pari a due denari. Il peso (gr 5 ca.) e il titolo (50%) iniziali sono, però ben presto ritoccati in senso peggiorativo. Dalla metà del III secolo d. C. sostituisce completamente il denario. Riformato da Aureliano nel 274 d. C., che ne fissa un titolo al 5%, cessa di essere coniato con la riforma di Diocleziano del 284 d. C.

Appiccagnolo: Anello o gancio saldato o fissato ad un medaglione, per permetterne la sospensione e quindi il suo utilizzo come ciondolo.

Ardiglione: Ferretto acuminato, per la chiusura di una fibbia o di una spilla.

Aretusa: Una delle Naiadi, Ninfe dell'elemento liquido, compagna della dea Artemide. Di lei si innamora vanamente Alfeo, dio del fiume omonimo che scorre nel Peloponneso: per sfuggire al suo inseguimento, Aretusa si trasforma in una fonte, che ancora oggi scorre sull'isola di Ortigia, a Siracusa.

Artemision: Santuario dedicato alla dea Artemide.

Aspergillum: Strumento utilizzato per aspergere con liquidi sacri, formato da un'impugnatura alla quale sono fissati dei flabelli che vengono scossi, dopo essere stati immersi nel liquido.

Asse (as): Unità monetaria, in uso durante il periodo repubblicano e imperiale romano. Inizialmente battuto in bronzo, dopo la riforma di Augusto del 23 a. C. viene coniato in rame. Al momento della sua introduzione (289 o 275 a. C.), sotto forma di moneta fusa, ha un peso corrispondente ad una libra (aes grave = asse pesante), via via ridotto. La produzione cessa nella seconda metà del III secolo d. C.

Atrebates: Tribù celtica stanziata nella Britannia meridionale, con capitale Calleva Atrebatum (od. Silchester, Hampshire).

Barbaricum: Area comprendente i territori delimitati a meridione dal corso del Danubio e a occidente da quello del Reno, non compresi nell'impero romano.

Brattea (o bractea): Foglia metallica, foglia d'oro, laminetta

Caduceo: Bastone di Hermes/Mercurio, che porta in cima due serpenti simmetricamente intrecciati o due ali aperte. Secondo il mito il dio, che aveva ricevuto il bastone da Apollo, mentre si trovava in Arcadia si imbatte in due serpenti che lottano tra loro. Gettato il bastone tra i due, essi vi si avvolgono, facendo pace. Per questo il caduceo diviene anche simbolo di prosperità e pace.

Campo monetale: Parte del tondello monetale non occupato dal soggetto principale.

Carato: Unità di misura del titolo dell'oro, equivalente alla ventiquattresima parte di contenuto in oro puro.

Carnyx: Tromba da guerra tipica delle popolazioni celtiche, che terminava con la testa di un animale fantastico.

Castone: Sede per l'inserimento in un gioiello di una pietra preziosa (e dunque anche di una moneta), costituita da un'incavatura e da un sottile contorno rilevato di metallo.

Cinghiale di Erimanto: Nel corso della sua terza fatica, Eracle deve affrontare un cinghiale mostruoso che vive sull'Erimanto (catena montuosa del Peloponneso), distruggendo i campi e spaventando le popolazioni. Dopo averlo catturato, se lo carica sulle spalle, per portarlo a Euristeo, il re di Micene per ordine del quale esegue la serie di imprese.

Cithara: Strumento musicale a corde, simile alla lira, ma con la cassa di legno che fa corpo con i bracci, congiunti in alto da una traversa orizzontale.

Comes auri: Funzionario addetto all'amministrazione delle riserve auree imperiali, istituito probabilmente da Valentiniano I (379-392 d. C.). Il contrassegno COM(es auri) fa la sua apparizione su solidi della zecca di Mediolanum e di Thessalonica fra il 383 e il 388 d. C. Viene poi utilizzato anche da altre zecche, spesso in unione con la sigla OB (= OBbryziacus), dando luogo alla formula COMOB.

CONOB = CONstantinopolis OBryziacus (vedi alle voci corrispondenti).

Constantinopolis: La zecca della nuova capitale dell'impero inizia a funzionare nel 326 d. C., diventando in breve tempo la più importante e la più prolifica di tutte. Il contrassegno utilizzato è inizialmente CONS, modificato dal 378 in CONOB (= CONstantinopolis OBryziacus). Il numero dell'officina di produzione, indicato dai numerali greci da 1 a 10 (A-I), viene generalmente collocato alla fine della scritta del rovescio. L'attività della zecca prosegue anche per tutta l'età bizantina.

Coppellazione: Tecnica di raffinazione dell'oro e dell'argento (o di una lega dei due metalli), utilizzata per separare il metallo nobile dalle sue impurità. L'oro viene dapprima amalgamato con il piombo in un recipiente d'argilla detto coppella; tale composto è poi ossidato tramite una corrente d'aria, cosicché i metalli di base si consumano o si trasformano in scorie, mentre l'oro rimane intatto sul fondo del crogiolo.

Cornucopia: Corno dell'abbondanza. Secondo la mitologia greca è il corno perduto dal fiume Acheloo nella lotta con Ercole per Deianira e riempito dalle Naiadi di fiori e di frutta, alludendo con ciò alla fertilità della valle dove scorre lo stesso Acheloo. Assurge, pertanto, a simbolo di abbondanza e ricchezza.

Crisopazio: Pietra dura, varietà di calcedonio, generalmente di colore verde mela, ma può prendere anche tonalità più scure.

Cristogramma: Monogramma formato dalle lettere greche IXP, iniziali di Iesous Christos (= Gesù Cristo).

Crysocolla: composto a base di carbonato basico di rame, utilizzato in età romana per saldare l'oro.

Culullus: Tazza o coppa utilizzata dalle Vestali e dai sacerdoti.

Denario (denarius): Principale moneta d'argento del sistema monetale romano, introdotta, secondo la teoria più diffusa, nel 211 a. C. e coniata fino alla metà circa del III secolo d. C. Di peso pari a gr 4,5 ca. (1/72 di libra), ha inizialmente un valore di 10 assi, da cui il nome denarius = che contiene dieci. La sua rivalutazione a 16 assi, fissata nella seconda metà del II secolo a. C., rimane costante anche in età imperiale.

Didramma: Multiplo della dracma, pari a due dracme.

Diobolo: Multiplo dell'obolo, corrispondente a due oboli.

Doblone: Moneta d'oro spagnola o ispanoamericana del valore di 8 scudi. Fu introdotta da Carlo V di Spagna nel 1537 e venne coniata fino al 1820 ca.

Dracma: Principale unità monetaria in argento dell'antica Grecia, in uso dal VI sec. a. C., di peso variabile a seconda del luogo e del periodo di emissione, ma sempre pari a sei oboli. Nel sistema monetale attico, per esempio, pesava gr 4,30 ca. I suoi multipli principali sono il didramma (= due dracme), il tetradramma (= quattro dracme), l'ottodramma (= otto dracme) e il decadramma (= dieci dracme).

Dupondio (dupondius): Letteralmente "moneta da due librae" (pondus = libra), equivale pertanto a due assi. Emesso in età repubblicana in bronzo, dalla riforma monetaria di Augusto del 23 a. C. ca., viene coniato in oricalco. Da Nerone in poi si caratterizza per la presenza della corona di raggi nel ritratto imperiale.

Egida: Corta corazza con frange. Nella mitologia greca l'egida è anche lo scudo di Zeus, di Apollo e della dea Atena, ricoperto con pelle di capra, al cui centro spicca la testa della Gorgone, uccisa da Perseo.

Egira: Dall'arabo hí?ra (= emigrazione). Sistema di computo del tempo in uso presso le popolazioni musulmane, che prende l'avvio dall'anno 622 d. C., in cui avvenne la fuga di Maometto dalla Mecca a Medina, per sfuggire all'ostilità di alcuni capitribù. La corrispondenza con il calendario adottato in Occidente è complicata dal fatto che l'anno islamico è di soli 354 giorni, poiché è basato su un'alternanza di dodici mesi lunari di 30 e 29 giorni. L'anno 982 dell'Egira corrisponde, pertanto, al 1574 d. C.

Emiobolo: Frazione dell'obolo, pari a metà del suo valore. Corrisponde anche a 1/12 della dracma.

Era seleucide: Sistema di computo del tempo in uso nel regno seleucide, che prende avvio dalla conquista di Babilonia per opera del fondatore della dinastia seleucide, Seleuco I Nicatore, il primo ottobre del 312 a. C.

Esergo: Parte del campo monetale del rovescio, separata da quello mediante una linea orizzontale, sopra alla quale poggiano le figure umane o divine del soggetto. In età imperiale diviene spesso sede dei contrassegni di zecca.

Fino: Percentuale di metallo prezioso contenuta in una moneta prodotta in lega.

Fiorino: Nome assegnato nel 1252 alla moneta d'oro di gr 3,50 ca. coniata dalla repubblica di Firenze, sul diritto della quale è raffigurato un giglio in fiore, mentre il rovescio reca un'immagine di san Giovanni.

Follis: Moneta in mistura, ossia in rame con una minima percentuale di argento (3,4% ca.), del peso di gr 10 ca., introdotta dalla riforma di Diocleziano del 294 d. C. Già Costantino ne abbassa però il peso a più riprese, fino a gr 4,5.

Gianiforme: Detto di testa costituita da due facce, viste di profilo, accostate fra loro, come è tipico dell'iconografia del dio Giano.

Guttus: Recipiente in metallo o in terracotta, provvisto di un lungo collo che permette la fuoriuscita dei liquidi guttatim, ossia goccia a goccia, utilizzato anche nel corso dei sacrifici religiosi.

Heraclea (presso Eregli, Turchia): La zecca, entrata in attività in età tetrarchica, conia l'oro per la prima volta nel 313 d. C., a seguito della presa della città da parte di Licinio. Riconquistata da Costantino I, emette monete auree fino al 364: i contrassegni più utilizzati sono SM (= Sacra Moneta) H o SMHR o SMHER.

Ispali: Città dell'Andalusia (od. Siviglia), sede di zecca in età visigota.

Iuno Moneta: Giunone "che avverte", o "che fa ricordare", venerata a Roma in un tempio sulla sommità del Campidoglio. Alla dea si attribuiva la salvezza della città in occasione dell'invasione gallica del 390 a. C., poiché furono le oche a lei sacre ad avvertire i Romani del pericolo, con il loro starnazzare.

Kantharos: Coppa caratterizzata da un alto piede e da due anse molto ampie. È ricorrente nell'iconografia legata ai culti dionisiaci.

Leone di Nemea: La prima fatica di Eracle/Ercole consiste nell'affrontare l'invulnerabile leone che devastava la regione di Nemea, nel Peloponneso, divorandone gli armenti e gli abitanti. L'eroe riesce ad ucciderlo solo soffocandolo fra le sue braccia. Utilizza poi la testa della fiera come copricapo, rivestendosi della sua pelle.

Libra: Unità ponderale del sistema romano, che si ritiene equivalente a gr 327,45 ca., anche se sono state proposte corrispondenze leggermente inferiori e superiori. Si suddivideva in 12 unciae (un'uncia = gr 27,287) e in 288 scrupuli ( uno scrupulum= gr 1,137).

Litra: Unità ponderale e monetaria greco-siceliota (= gr 109 ca.), assimilabile alla libra latina, anche se questa è tre volte più pesante. La moneta in argento chiamata litra pesava gr 0,86 ca. e corrispondeva a una litra di bronzo. Pezzi in oro emessi a Siracusa alla fine del V sec. a. C. sono generalmente valutati come equivalenti a 100 litrai d'argento, implicando pertanto un rapporto fra i due metalli preziosi di 1:15.

Lituus: Bastone senza nodi, con l'estremità superiore ricurva, insegna degli àuguri romani, ossia dei sacerdoti incaricati di interpretare la volontà divina attraverso l'osservazione di fenomeni particolari, come il volo degli uccelli.

Londinium (Londra): La zecca britannica viene aperta nel 286 per la produzione monetale dell'usurpatore Carausio, con l'adozione della sigla M (= Moneta) L, più raramente L. Diventa in seguito zecca imperiale, dopo la conquista della Britannia nel 296, coniando però l'oro saltuariamente. Nella metà del IV d. C. utilizza anche il contrassegno AVG, a seguito del conferimento del titolo di Civitas Augusta da parte di Giuliano.

Lugdunum (Lione, Francia): La zecca gallica è attiva per la coniazione di monete in oro e in argento nella primissima età imperiale, da Augusto a Caligola. Saltuariamente riaperta nel corso del I e del II secolo, riprende la produzione alla metà del III, ma non emette monete in oro fino alla metà del secolo successivo. Le sigle normalmente adottate in età tardoimperiale sui nominali aurei sono LVG, SM (= Sacra Moneta) LVG, LD.

Mediolanum (Milano): La zecca è certamente attiva già in età gallienica, con tre officine. La coniazione dell'oro inizia però solo alla metà del IV secolo, perdurando anche in quello successivo. I contrassegni maggiormente utilizzati sui solidi sono SM (= Sacra Moneta) MED; MDCOM (= COMes auri), MDCOM (COMes auri) OB (OBryziacus).

Miliarense (miliarensis): Moneta romana in argento, battuta inizialmente a 1/72 di libra, introdotta da Costantino I nel 323/325. Il suo valore corrisponde a 1/1000 di libra d'oro: da qui il nome. Viene coniata fino alla fine del IV sec. d. C., anche se in modo episodico.

Misr: Parola araba che significa "Egitto", utilizzata sulle monete ottomane per indicare la zecca de Il Cairo, poiché la città era la capitale di quella provincia.

Mistura: Lega di rame e argento (>50%), detta anche "biglione".

Moneta: Personificazione della zecca di Roma, chiamata Moneta perché l'edificio per la fabbricazione delle monete sorgeva sul Campidoglio, nelle vicinanze del tempio di Iuno Moneta. La zecca mantenne questo nome anche dopo il suo trasferimento nella regio III, sulle pendici del Celio, avvenuto probabilmente in età flavia.

Monogramma: Segno formato dalla combinazione di più lettere, utilizzato sulla monetazione greca per indicare il nome dei magistrati monetali responsabili delle emissioni o la zecca di produzione.

Nicomedia (Izmit, Turchia): In età romana la città diviene sede di zecca a partire dall'età tetrarchica. Le emissioni in oro, che si arrestano nel 375 d. C., sono contrassegnate dalla sigla SM (= Sacra Moneta) N o semplicemente N (più raro NIK), con l'indicazione dell'officina di produzione tramite numerali greci.

Nike: Personificazione della vittoria, rappresentata come una figura femminile alata. La dea è venerata ad Atene fin dal VI sec. a. C. come Atena Nike.

Obolo: Nel sistema monetale greco, piccola unità di misura divisionale, pari a gr 0,72 ca., secondo lo standard attico. A sei oboli corrispondevano una dracma. Inizialmente battuto in argento, sarà poi monetato in bronzo.

Oncia (uncia): Misura del sistema ponderale romano, pari a gr 27 ca., corrispondente a 1/12 della libra.

Obryziacus, obryzum: Termini tecnici della lingua latina per indicare l'oro raffinato. Abbreviati in OB sono utilizzati sulle monete romane dal 368 d. C., per certificare la purezza del metallo.

Opus interrasile: In latino opus = opera e interrasile = lavorato a traforo (dal verbo interradere = cesellare, traforare). Tecnica, diffusa nell'ambito dell'oreficeria romana a partire dagli inizi del III secolo d. C., consistente nel lavorare a traforo una lamina d'oro.

Oricalco: Lega di rame e zinco, simile all'ottone, utilizzata dalla riforma monetale di Augusto del 23 a. C. ca. in poi per la coniazione del sesterzio e del dupondio.

Ottodramma: Multiplo della dracma, pari a otto dracme.

Paludamento (paludamentum): Corto mantello fermato sulla spalla da una fibula (= spilla), appartenente alla divisa solenne dei generali romani. Per lo più di colore rosso o porpora, in età imperiale diviene l'insegna del potere supremo dell'imperatore.

Panticapeo (Ker?, Ucraina): Colonia di Mileto (VI sec. a. C), nel Bosforo Cimmerio. Mitridate VI (132 ca. - 63 a. C.) annette tale regno a quello del Ponto. A seguito della sua sconfitta per opera di Pompeo, e alla conseguente trasformazione del Ponto in provincia romana, il Bosforo Cimmerio viene concesso al figlio Farnace II.

Parazonium: Arma da taglio dei soldati romani, più corta rispetto alla spada (gladius), che veniva appesa al cinturone militare (cingulum).

Patera: Ciotola poco profonda, senza manico, in terracotta o metallo, utilizzata per le libagioni.

Pelta: Elemento decorativo che richiama la pelta, piccolo scudo trace a forma di mezzaluna.

Pergamo (Berghama, Turchia): Città della Misia, capitale della provincia romana d'Asia. Conia monete in oro solo sotto Augusto.

Pròtome: Parte anteriore del corpo di un animale, formata dalla testa, dal collo, dalla metà anteriore con le zampe corrispondenti.

Provinciale, monetazione: Con tale nome si indicano monete d'argento e di mistura (argento e rame), prodotte da zecche localizzate nelle province dell'impero romano, con ritmi e scansioni cronologiche diversi una dall'altra, e destinate a una circolazione locale. Le zecche provinciali più attive sono quelle di Alexandria in Egitto, Antiochia in Siria e Cesarea in Cappadocia. La riforma di Diocleziano del 286 d. C. pone fine a questo tipo di monetazione.

Quadrante (quadrans): Moneta romana del valore di ¼ di asse, ossia tre once. Emessa saltuariamente in età repubblicana, dalla riforma di Augusto in poi e fino alla prima metà del II sec. d. C. viene coniata in rame, costituendo il nominale di valore più basso del sistema monetale imperiale.

Quadrigato: (quadrigatus) Didramma romano in argento, introdotto intorno al 225 a. C. (gr 6,60 ca.), così chiamato dal soggetto del rovescio, costituito da Giove fulminatore su una quadriga al galoppo, guidata da Victoria. La sua coniazione cessa con l'introduzione del denario, nel 211 a. C. ca.

Quinario: (quinarius) Moneta in argento pari a ½ denario (= 5 assi, da cui il nome), emesso insieme a quest'ultimo dopo il 211 a. C., ma solo per un breve periodo. Viene reintrodotto alla fine del II secolo a. C., ma con un valore di otto assi, a causa del mutato valore del denario da 10 a 16 assi. La sua produzione continua anche in età imperiale, fino al III secolo d. C.

Ratio: Rapporto fra due valori, per esempio, la ratio fra oro e argento.

Ravenna: La zecca inizia la propria attività nei primissimi anni del V secolo d. C., quando la città diviene la residenza imperiale preferita da Onorio. La prima serie di solidi si data al 402. La sua produzione comprende quasi esclusivamente monete in oro e in argento, con contrassegno RV.

Saggiatore: Funzionario della zecca, incaricato del saggio delle monete, ossia della verifica del loro titolo e della loro conformità alle disposizioni legislative.

Scipio: Corto scettro usato dagli imperatori romani, che presenta all'apice un'aquila ad ali spiegate.

Scrupolo (scrupulum): La più piccola unità ponderale romana, corrispondente a 1/24 dell'uncia e a 1/288 della libra. Equivale secondo alcuni studiosi gr 1,137, secondo altri a gr 1,125.

Secespita: Coltello utilizzato per i sacrifici, con lama di ferro a un solo taglio.

Sesterzio (sestertius): Frazione del denario, corrispondente inizialmente a 2,5, poi a 4 assi. Coniato in argento in età repubblicana, viene invece emesso in oricalco dalla riforma augustea fino all'età di Gallieno (253-268 d. C.), quando cessa la sua produzione.

Shekel: Unità ponderale e monetaria per oro e argento di origine mesopotamica, equivalente a 1/60 di mina. Lo shekel cartaginese corrispondeva a gr 7,5.

Siclo: Trascrizione greca del termine semitico shekel. Oltre che alle monete in argento dei re persiani (gr 5,35 ca.; 5,60 ca.), il nome viene esteso a monete dello stesso peso e nello stesso metallo emesse nelle regioni sotto l'autorità o l'influenza persiana.

Siliqua: Moneta romana in argento, introdotta da Costantino I nel 323/325 d. C., del peso di circa 1/96 di libra (= gr 3,4).

Simpulum: Piccolo recipiente, provvisto di un lungo manico più o meno ricurvo, simile a un mestolo, utilizzato nei sacrifici religiosi per attingere liquidi.

Sirmium (Sremska Mitrovica, Serbia): Dopo un probabile periodo di attività in età gallienica, la zecca viene riaperta nel 320 d. C., anche con l'emissione di monete d'oro, generalmente caratterizzate dalla sigla SIRM.

Siscia (presso Sisak, Croazia): La zecca, aperta da Gallieno, conia monete in oro da Claudio II in poi, con la sigla SIS, poi sostituita da SM (= Sacra Moneta) SIS, alla quale possono essere uniti segni addizionali, come uno o due punti o una stella.

Sisebut: Re dei Visigoti stanziati in Spagna fra il 612 e il 621 d. C. La monetazione a suo nome comprende solo tremissi, battuti in numerose zecche, fra le quali Toledo, Merida, Cordoba e Siviglia.

Spalla: Ciascuna delle due parti superiori di un anello, ai lati del castone centrale.

Sphendone: Parola greca che significa fascia, benda, anche per trattenere i capelli.

Staffa: Elemento metallico piegato a U e fissato per le due estremità, sotto al quale si inserisce la punta dell'ardiglione, così da assicurarne la chiusura.

Standard monetario: Valore ponderale e metallico utilizzato come riferimento per la coniazione delle monete in una regione o in una epoca particolari

Statere: Termine generico che indica solitamente il nominale più alto normalmente battuto all'interno di un sistema monetale. Per quanto riguarda la monetazione in oro, il vocabolo viene utilizzato dagli studiosi in riferimento al nominale coniato con più frequenza, anche se questo uso non trova riscontro nelle fonti antiche.

Stylis: Asta per sostenere una bandiera, posta a poppa delle navi. Raffigurata sulle monete come attributo di Nike, simboleggia le vittorie navali. La sua presenza sugli stateri di Alessandro Magno è da alcuni spiegata come un richiamo alla grande vittoria dei Greci sui Persiani a Salamina nel 480 a. C., da altri, invece, come un'allusione alla traversata dell'Ellesponto da parte di Alessandro nel 334 a. C.

Sultana: Nome attribuito in Egitto e nel Maghreb all'alt?n (in turco, oro), moneta aurea ottomana di gr 3,56, coniata con una percentuale di 980‰ di fino, introdotta nel 1477 da Mehmed II (1444-1446; 1451-1480), come equivalente del fiorino o del ducato.

Talento: Il peso più elevato nel sistema ponderale greco, equivalente in quello attico a 6.000 dracme (= kg 26 ca.). Il termine viene convenzionalmente utilizzato per indicare anche un peso mesopotamico, simile a quello greco.

Tanit: Divinità protettrice della città di Cartagine e dea della fecondità, nella quale confluiscono elementi di divinità siriane, anatoliche e anche greche. Con essa si tende oggi a identificare la testa femminile coronata di spighe, raffigurata sulla monetazione cartaginese, pur nella polivalenza dell'immagine, che rimanda anche alle dee Demetra e Kore.

Tetradramma: Multiplo della dracma, del valore di quattro dracme.

Thessalonica (Salonicco, Macedonia): La città diviene sede di zecca dopo che Galerio la elegge come residenza imperiale, nel 300 d. C. ca. Il contrassegno tipico delle emissioni auree è inizialmente SM (= Sacra Moneta) TS; in seguito sono adottate altre sigle, quali THES, TES, SMTES, TESOB (= OBryziacus). È una delle pochissime zecche orientali, oltre a Constantinopolis, a continuare l'emissione di monetazione aurea nel corso del V secolo, fino al 475/6 d. C.

Ticinum (Pavia): La città è sede di zecca in età romana a partire dal 274 d. C., in seguito alla chiusura della vicina zecca di Mediolanum attuata da Aureliano. La sua produzione cessa nel 326. Sulle monete d'oro la zecca viene generalmente indicata tramite la sigla SM (= Sacra Moneta) T o semplicemente T.

Tipo: Sinonimo di soggetto monetale, ossia la raffigurazione principale impressa su un lato di una moneta.

Titolo: Percentuale di metallo prezioso contenuto nella moneta.

Trabea: Varietà di toga o mantello interamente di porpora o decorato con strisce di porpora, indossato da re, consoli, sacerdoti e imperatori.

Treviri (Augusta Treverorum; Trier, Germania): La zecca viene utilizzata per la prima volta dagli usurpatori gallici e continua la sua produzione dopo la riforma monetale di Diocleziano nel 284 d. C., anche con la coniazione dell'oro, fino agli inizi del V d. C. La sigla normalmente utilizzata sulle monete auree è TR.

Tripode: Sgabello in bronzo a tre gambe, su cui sedeva la sacerdotessa di Apollo quando vaticinava. Più comunemente, bacino con sostegno a tre piedi per vari usi, spesso impiegato anche come premio e dono votivo.

Vota: Durante la prima età imperiale, all'atto della proclamazione di un nuovo imperatore, gli si augurano dieci felici anni di regno (vota decennalia): si tratta quindi di voti augurati o promessi (vota suscepta). All'inizio del decimo anno, sciolti i voti per il primo decennio (vota soluta decennalia), nuovi voti vengono rinnovati per il secondo decennio (vota suscepta vicennalia), e così via. In età tarda, i voti diventano quinquennali. La citazione dei voti sulle monete si intensifica particolarmente in età tardoantica, quando sono spesso citati insieme con un'unica forma sia quelli sciolti, sia quelli augurati.

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